ORIENTARSI NELLA SCELTA DEL PROFESSIONISTA

QUANDO RIVOLGERSI AD UNO PSICOLOGO?
LO PSICOLOGO
LO PSICOTERAPEUTA
LO PSICOANALISTA
LO PSICHIATRA
QUALE PSICOTERAPIA SCEGLIERE?
DURATA DEL TRATTAMENTO

QUANDO RIVOLGERSI AD UNO PSICOLOGO?

Nella vita può capitare di vivere dei momenti di difficoltà che possono portare a situazioni di malessere, ma quando giunge il momento di consultare uno specialista? Una persona, di qualunque età, si rivolge a uno psicoterapeuta perché sente che qualcosa le causa sofferenza. La sofferenza può presentarsi sotto forma di un sintomo specifico, oppure di uno stato generale di inquietudine, di ansia, di preoccupazione, di tristezza che non migliorano col passare del tempo, o di uno sconvolgimento emotivo in seguito a un evento traumatico. Un’altra ragione per rivolgersi allo psicoterapeuta é il desiderio di migliorare la qualità della vita propria o dei propri familiari, ad esempio in presenza di malattie di una certa gravità, di situazioni di lutto, perdita, separazione e abbandono oppure di situazioni problematiche che tendono nel tempo a ripresentarsi sempre allo stesso modo.Molto frequentemente la persona non sa esattamente di cosa ha bisogno e ha idee confuse su ciò che le può essere offerto.Questo é uno dei motivi per cui prima di intraprendere una psicoterapia vi é una fase di valutazione, che permette di esplorare se una psicoterapia può essere utile per facilitare o realizzare un cambiamento dello stato di sofferenza della persona. In certi casi non é possibile, o necessario, iniziare una terapia e un numero limitato di colloqui può essere sufficiente a modificare una situazione problematica.

LO PSICOLOGO

Lo psicologo è il laureato in psicologia che ha sostenuto e superato l’Esame di Stato che permette l’iscrizione all’Ordine degli psicologi. Per poter sostenere tale esame egli deve obbligatoriamente svolgere un tirocinio formativo della durata di un anno, nel quale fa esperienza nel campo della psicologia. Gli psicologi non sono tutti uguali, in quanto esistono all’interno delle università indirizzi formativi diversi (per es: psicologia clinica e di comunità, psicologia del lavoro e delle organizzazioni, psicologia dello sviluppo e dell’educazione, psicologia generale e sperimentale), i quali forniscono competenze diverse. Dopo la laurea egli può decidere di frequentare corsi o master che forniscono competenze in ambiti specifici, per esempio nel campo dei disturbi d’ansia.
Lo psicologo fornisce ai suoi utenti un aiuto non farmacologico, basato su colloqui di sostegno, strumenti diagnostici, consulenze, tecniche di rilassamento ecc. Sono molte le cose che egli può fare, purché non si configurino come terapia, poiché essa richiede il titolo di psicoterapeuta. Inoltre lo psicologo non può prescrivere farmaci, dal momento che per fare questo serve una laurea in medicina. Se possiede una laurea in medicina oltre a quella in psicologia lo può fare. Quindi, riassumendo, per essere tale lo psicologo deve possedere i seguenti requisiti:

1. Laurea in psicologia;
2. Essere iscritto all’Ordine degli Psicologi di una regione italiana.

LO PSICOTERAPEUTA

Il percorso per divenire psicoterapeuta è duplice. Può partire dalla laurea in psicologia o da quella in medicina, conseguita la quale va intrapreso un corso di specializzazione riconosciuto dallo Stato Italiano della durata di almeno 4 anni. Dopo la laurea va superato l’Esame di Stato di psicologia esattamente come nel caso dello psicologo (Esame di Stato di Medicina nel caso del laureato in medicina). Dunque lo psicoterapeuta può essere sia medico che psicologo; nel caso che sia psicologo può esercitare tutte le attività dello psicologo e in più la psicoterapia, nel caso che sia medico può esercitare le attività del medico (fra cui la prescrizione di farmaci) e quelle dello psicoterapeuta. Lo psicologo psicoterapeuta non può prescrivere farmaci. L’attività dello psicoterapeuta va quindi più in profondità rispetto a quella dello psicologo, e permette di agire direttamente sui disagi della persona attraverso l’utilizzo di tecniche che variano a seconda della teoria di riferimento del professionista stesso.
Le scuole di specializzazione che permettono l’iscrizione all’albo degli psicoterapeuti sono molte e molto diverse fra loro. Ognuna di esse trae origine da un quadro teorico differente, non necessariamente incompatibile con gli altri, tant’è che spesso gli psicoterapeuti fanno uso contemporaneamente di tecniche provenienti da teorie di fondo diverse. Tra le scuole di specializzazione più frequentate abbiamo, per esempio, quella ad indirizzo cognitivo-comportamentista, quella sistemica familiare e quella psicanalitica.

1.Laurea in psicologia o in medicina e chirurgia;
2.Essere iscritto all’Ordine degli Psicologi di una regione italiana;
3.Aver frequentato una scuola di specializzazione riconosciuta dallo Stato che permette l’iscrizione all’Albo degli Psicoterapeuti.

LO PSICOANALISTA

Lo psicanalista è uno psicoterapeuta che si ispira alla psicanalisi di Freud e dei suoi successori. Dopo Sigmund Freud infatti, sono nate diverse correnti dal suo pensiero originale, definite post-freudiane; tra queste la scuola Junghiana da Gustav Jung e quella Adleriana da Alfred Adler (vedi psicoterapie). Esse prendono origine dalle teorie proposte da Freud, attribuendo però un peso differente alle diverse componenti della teoria dello sviluppo psicosessuale originale, introducendo anche elementi nuovi non considerati da Freud. Lo psicanalista, per diventare tale, deve necessariamente sottoporsi in prima persona ad un’analisi personale che può avere una durata variabile (in genere qualche anno) con il fine di risolvere eventuali conflitti personali irrisolti e di acquisire maggiori competenze professionali. Le qualifiche necessarie per ottenere il titolo di psicanalista sono:

1.Laurea in medicina o laurea in psicologia
2.Iscrizione all’Ordine dei Medici o a quello degli Psicologi
3.Frequentazione di una scuola di formazione in psicoanalisi

LO PSICHIATRA

Lo psichiatra è un laureato in medicina che ha intrapreso successivamente la specializzazione in psichiatria. Lo psichiatra non è psicologo, a meno che non abbia conseguito il relativo titolo; egli può tuttavia esercitare la psicoterapia. La differenza sostanziale tra psicologo/psicoterapeuta e psichiatra risiede nel modo di vedere la persona e nell’approccio utilizzato; mentre i primi due guardano la persona nel suo insieme, evitando di concentrarsi solo sul disturbo, lo psichiatra utilizza un metodo che può essere definito di diagnosi/cura. In sostanza egli focalizza la sua attenzione sul problema cercando di risolvere solo quello, esattamente come fa il medico.

Egli cura i disturbi psichici e le malattie mentali attraverso l’utilizzo dei metodi propri della psichiatria, che comprendono spesso l’utilizzo di farmaci. Avviene di sovente che sia lo psicologo/psicoterapeuta che lo psichiatra forniscano contemporaneamente il loro supporto ad una stessa persona, ottenendo un risultato migliore di quello che verrebbe raggiunto attraverso l’utilizzo esclusivo di uno dei due approcci. Per divenire tale lo psichiatra deve:

1.Possedere una laurea in medicina
2.Aver superato l’esame di ammissione all’Ordine dei Medici
3.Essersi successivamente specializzato in psichiatria

QUALE PSICOTERAPIA SCEGLIERE?

Esistono varie scuole e correnti nell’ambito della psicoterapia. Quelle più note sono la psicanalisi (e varie derivazioni), la psicoterapia sistemico-relazionale, la psicoterapia cognitivo comportamentale, la psicoterapia centrata sulla persona (rogersiana). Fino a non molto tempo fa la più diffusa era la psicanalisi. Attualmente nella maggior parte dei paesi la psicanalisi e in netto declino, data la lunghezza del trattamento (può durare più di dieci anni), i costi elevati e gli scarsi risultati terapeutici. Pur non negando il valore storico della psicanalisi, né la sua funzione sul piano speculativo, riteniamo che se una persona soffre veramente di un qualche disagio psichico è meglio che si orienti verso un tipo di trattamento la cui efficacia sia stata ampiamente dimostrata attraverso studi controllati. In particolare per i disturbi d’ansia, per quelli depressivi e per quelli attinenti l’autocontrollo, l’approccio che sembra dare maggiori garanzie di successo, in tempi relativamente brevi, è senz’altro quello cognitivo-comportamentale.

DURATA DEL TRATTAMENTO

Una psicoterapia efficace è centrata su obiettivi concreti di cambiamento che mediamente vengono conseguiti in un periodo che va dai 6 mesi ad un paio di anni. C’è seriamente da dubitare dell’utilità di presunte terapie che si dilatano all’infinito e che rendono il paziente dipendente dal terapeuta. A chiunque vi rivolgiate, è comunque vostro diritto avere informazioni precise su quanto si prevede che possa durare il trattamento (ovviamente con una certa approssimazione) e su come si sono risolti altri casi simili al vostro. E’ anche vostro diritto sapere che tipo di indirizzo segue il terapeuta, se cioè segue un approccio psicoanalitico, sistemico, cognitivo comportamentale, ecc.. Diffidate di chi vi dà risposte vaghe, ambigue o di chi vi prospetta solo lunghe indagini sulla vostra infanzia e sul rapporto con la mamma, trascurando le vostre difficoltà attuali.

LA TERAPIA COGNITIVO COMPORTAMENTALE

LA PSICOTERAPIA COGNITIVO COMPORTAMENTALE
È ORIENTATA ALLO SCOPO
È SCIENTIFICAMENTE FONDATA
È PRATICA E CONCRETA
È COLLABORATIVA
È A BREVE TERMINE
LA PSICOTERAPIA COGNITIVO COMPORTAMENTALE

Conosciuta anche come Cognitive-Behaviour Therapy (CBT) è attualmente considerata a livello internazionale uno dei più affidabili ed efficaci modelli per la comprensione ed il trattamento dei disturbi psicopatologici.

Tale approccio postula una complessa relazione tra emozioni, pensieri e comportamenti evidenziando come i problemi emotivi siano in gran parte il prodotto di credenze disfunzionali che si mantengono nel tempo, a dispetto della sofferenza che il paziente sperimenta e delle possibilità ed opportunità di cambiarle, a causa dei meccanismi di mantenimento.

La teoria di fondo, sottolinea l’importanza delle distorsioni cognitive e della rappresentazione soggettiva della realtà nell’origine e nel mantenimento dei disturbi emotivi e comportamentali. Ciò implica che, non sarebbero gli eventi a creare e mantenere i problemi psicologici, emotivi e di comportamento, ma questi verrebbero piuttosto largamente influenzati dalle strutture e costruzioni cognitive dell’individuo (assunto già condiviso ai tempi del filosofo stoico Epitteto).

La psicoterapia cognitivo-comportamentale (CBT) si propone, di conseguenza, di aiutare i pazienti ad individuare i pensieri ricorrenti e gli schemi disfunzionali di ragionamento e d’interpretazione della realtà, al fine di sostituirli e/o integrarli con convinzioni più funzionali.

La CBT ha assunto il ruolo di trattamento d’elezione per i disturbi d’ansia, così come attestano recenti documenti diffusi dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e dall’Istituto Superiore di Sanità (ISS).

La psicoterapia cognitivo-comportamentale combina due differenti forme di terapia:

 

1. LA PSICOTERAPIA COMPORTAMENTALE: Che aiuta a modificare la relazione fra le situazioni che creano difficoltà e le abituali reazioni emotive e comportamentali che la persona mette in atto in tali circostanze, mediante l’apprendimento di nuove modalità di risposta, l’esposizione graduale alle situazioni temute e il fronteggiamento attivo degli stati di disagio.

2. LA PSICOTERAPIA COGNITIVA: Che aiuta ad individuare certi pensieri ricorrenti, gli schemi fissi di ragionamento e di interpretazione della realtà, che sono concomitanti alle forti e persistenti emozioni problematiche vissute dal paziente, a correggerli, ad arricchirli, ad integrarli con altri pensieri più realistici, o, comunque, più funzionali al proprio benessere.

Il cambiamento dei contenuti e dei processi cognitivi problematici (convinzioni, valutazioni, aspettative, emozioni, distorsioni cognitive, ecc.) non viene perseguito, quindi, soltanto mediante la discussione e la riformulazione delle convinzioni disfunzionali dei pazienti, bensì mediante numerosi e variegati metodi d’intervento, diretti non solo agli aspetti cognitivi del funzionamento dell’individuo, ma anche a quelli specificamente emotivi e comportamentali.

È ORIENTATA ALLO SCOPO

Il terapeuta cognitivo-comportamentale lavora insieme al paziente per stabilire gli obiettivi della terapia, formulando una diagnosi e concordando con il paziente stesso un piano di trattamento che si adatti alle sue esigenze, durante i primissimi incontri. Si preoccupa poi di verificare periodicamente i progressi in modo da controllare se gli scopi sono stati raggiunti.

È SCIENTIFICAMENTE FONDATA

L’intervento clinico è strettamente coerente con le conoscenze sulle strutture e sui processi mentali desunte dalla ricerca psicologica di base. Inoltre, è stato dimostrato attraverso studi controllati che i metodi cognitivo-comportamentali costituiscono una terapia efficace. La CBT, infatti, ha mostrato risultati superiori o almeno uguali agli psicofarmaci nel trattamento della depressione e dei disturbi d’ansia, ma assai più utile nel prevenire le ricadute.

È PRATICA E CONCRETA

Lo scopo della terapia si basa sulla risoluzione dei problemi psicologici concreti. Alcune tipiche finalità includono la riduzione dei sintomi depressivi, l’eliminazione degli attacchi di panico e dell’eventuale concomitante agorafobia, la riduzione o l’eliminazione dei rituali compulsivi o dei comportamenti alimentari patologici, la promozione delle relazioni con gli altri, la diminuzione dell’isolamento sociale, e cosi via.

È COLLABORATIVA

Paziente e terapeuta lavorano insieme per capire e sviluppare strategie che possano indirizzare il soggetto alla risoluzione dei propri problemi. La CBT è, infatti, una psicoterapia sostanzialmente basata sulla collaborazione tra paziente e terapeuta. Entrambi sono attivamente coinvolti nell’identificazione e nella messa in discussione delle specifiche modalità di pensiero che possono essere causa dei problemi emotivi e comportamentali che attanagliano il paziente.

È A BREVE TERMINE

La CBT è a breve termine, ogniqualvolta sia possibile. La durata della terapia varia di solito dai quattro ai dodici mesi, a seconda del caso, con cadenza il più delle volte settimanale. Problemi psicologici più gravi, che richiedano un periodo di cura più prolungato, traggono comunque vantaggio dall’uso integrato della terapia cognitiva, degli psicofarmaci e di altre forme di trattamento.

fonte apc/spc

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